Acqua Premula
21618
page-template,page-template-full_width,page-template-full_width-php,page,page-id-21618,theme-stockholm,qode-social-login-1.1.3,qode-restaurant-1.1.1,stockholm-core-1.1,woocommerce-no-js,select-theme-ver-5.1.8,ajax_fade,page_not_loaded,wpb-js-composer js-comp-ver-6.0.5,vc_responsive

Il convento di Acqua Premula

L’acqua oligominerale FONTE TVLLIA, scaturisce dalla viva roccia, nel parco claustrale di uno dei primi conventi dell’ordine dei Frati Cappuccini, il Convento di San Nicola di Acqua Premula. Le caratteristiche ed i pregi curativi della FONTE TVLLIA, anticamente denominata Acqua Premula risalgono al XVI secolo. Antiche testimonianze, parlano di appropriati impianti di sfruttamento delle acque per scopi terapeutici, in particolare per la cura della calcolosi, malattia chiamata premiti dalla popolazione locale. La villa situata sul versante sinistro della Valle del Vigi, attualmente appartiene al Comune di Sellano, ma numerose furono le liti tra il castello di Montesanto e quello di Sellano per la giurisdizione.

In Visita Lascaris del 10 settembre 1713, Mons. Lascaris, allora Vescovo di Spoleto, ricordando le origini di San Nicola di Acqua Premula, riferisce anche che in quell’eremo, alla fine del V secolo, vi si era rifugiato San Severino, prima di assumere la dignità episcopale. Inoltre, si narra che intorno all’anno 1000, nella villa sorgeva l’oratorio di una cella monastica dedicata a San Nicola di Bari, culto introdotto in Valnerina dai monaci siriani ed orientali. Sin dall’alto medioevo si hanno notizie di una intensa vita monastica intorno all’abazia. Da questo derivò non solo un consistente sviluppo delle attività economiche e degli insediamenti, ma anche un inevitabile incremento dell’ordine ecclesiastico, favorendo la nascita di nuove sedi pievane. Successivamente, nel 1115, il Vescovo di Spoleto, Enrico Gualfredo, donò l’oratorio, comprensivo dei possedimenti e dei diritti decimali, all’Abate benedettino Leto; l’oratorio passò così ai monaci benedettini di Sant’Eutizio di Valcastorana. Risalgono al periodo benedettino la cripta bizantina e la Chiesa Romanica. A metà del XVI secolo, i Benedettini donarono la Chiesa a Frati Cappuccini, che, inizialmente, vi abitarono senza apportare modifiche sostanziali. Le prime testimonianze sulla presenza ufficiale dei Cappuccini, risalgono al 1568. Questi, preso possesso del luogo, costruirono il Convento, accanto alla chiesa esistente. Ultimati i lavori, il luogo prese il nome di Convento di Acqua Premula, su disposizione del ministro provinciale. Secondo alcune fonti storiche, i primi interventi strutturali iniziarono intorno al 1624. In un primo momento fu ampliato il Convento; successivamente anche il chiostro venne occupato per ottenere nuovi spazi. Infine, fu ultimata anche la costruzione del muro di clausura.

La ristrutturazione proseguì fino al 1652, quando Papa Innocenzo X proclamò una soppressione provvisoria causa l’esiguo numero dei frati: Con molta probabilità il Convento si ripopolò nel 1655, immediatamente dopo la morte del Papa. Nel 1663, interventi strutturali rilevanti riguardano l’orientamento e, quindi, l’ingresso della Chiesa, l’abside e la costruzione di una cappella laterale. Seguì la costruzione dell’arco del Sancta Sanctorum e i pilastri della volta nel 1673. Altri lavori, non documentati, seguitarono, presumibilmente, fino alla soppressione napoleonica. I registri dell’antico Convento ci tramandano numerose notizie sull’assidua frequentazione di questi luoghi da parte di chierici e laici per bagnature o per passare le acque, Tutto questo ci fa presumere la presenza di un copioso quantitativo di acqua, peraltro già utilizzato per cure idropiniche (passare le acque). Inoltre, il riferimento alle bagnature, ci fa addirittura supporre l’esistenza di una sorgente di acqua termale, le cui tracce si sono perse nei secoli. Un decreto datato 24 novembre 1789 conferma le numerose visite al Convento per “passare […] le acque, credute salubri”. Inoltre, un successivo decreto del 16 dicembre 1842, ribadisce il divieto di ricevere ulteriori persone, ordinando perfino la completa distruzione dei “bagni in guisa” e “passaggi delle acque”. Infine, sfogliando i vecchi “libri contabili” dei Frati, ci si imbatte in un fatto alquanto curioso. Vale a dire, si nota che la voce “pesci”, tra le spese del vettovagliamento, non è mai menzionata; pertanto, si può presumere che l’acqua venisse utilizzata anche per l’allevamento e il mantenimento di pesci all’interno di vasche, ad oggi conservate.

La vita del Convento cessò con l’abbandono dopo la repressione del 1882. La proprietà dello stesso passò al Comune di Sellano che, nel 1895, lo alienò ad un notaio padovano. Nel 1915, la proprietà passo a due abitanti del luogo e, infine, nel 1964, ormai in evidente stato di abbandono, la famiglia Tulli lo acquistò e lo ristrutturò.

Visita il sito del Convento di Acqua Premula